Peter Rice, il poeta dell’ingegneria

Se non conoscete Peter Rice, sappiate che è grazie alle sue capacità di ingegnere strutturale se alcune delle più iconiche opere architettoniche del secolo scorso hanno visto la luce. Edifici parte dell’immaginario collettivo come la Sidney Opera House, il Centre Pompidou di Parigi, la Piramide del Louvre, e la sede dei Lloyd’s di Londra.

 


 

Nato a Dublino il 16 giugno 1935, crebbe tra la città di Dundalk e i villaggi di Gyles’ Quay e Inniskeen in Irlanda. Proseguì gli studi alla Queen’s University di Belfast e poi all’Imperial College di Londra. Il tetto dell’Opera House di Sydney è il suo primo progetto. In quell’opera estremamente complessa dal punto di vista architettonico ed ingegneristico, Rice ha messo in luce le proprie capacità di rendere possibili le idee avveniristiche di Jørn Utzon.

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Secondo Peter Rice, i migliori edifici sono il risultato di una relazione simbiotica tra l’architetto e l’ingegnere, dove l’ingegnere è l’inventore effettivo, mentre l’architetto fornisce il contributo creativo. La concezione anglosassone del lavoro dell’ingegnere era, dal suo punto di vista, riduttiva. L’interpretazione francese e italiana del ruolo, dove l’ingegnere ha una maggiore voce in capitolo, era a lui maggiormente affine.

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Dopo aver lavorato per sette anni all’Opera House di Sydney, nel 1971 si dedica al Centre Pompidou insieme a Richard Rogers, Renzo Piano ed Edmund Happold. Per questo progetto sperimenterà materiali innovativi, unendo arte e tecnologia. Nel 1978 firma i progetti del palazzo del Lloyd’s di Londra, ancora una volta con Richard Rogers.

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Molte le sue collaborazioni in Francia, come ad esempio le grandi vetrate della Cité des Science, la tettoia a forma di tenda del Grand Arche nel quartiere de La Défense, e la monumentale Piramide del Louvre. Oltre agli architetti già citati, lavora con I. M. Pei, Norman Foster, Ian Ritchie, Kenzo Tange, Paul Andreu. Il ruolo dell’architetto, ormai divenuto più simile a quello di un artista che di un progettista, impone agli ingegneri come Peter Rice il ruolo fondamentale di “risolvere i problemi” che impediscono la realizzazione di un’opera, ricucendo lo strappo tra Arte e Tecnica.

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È mancato prematuramente il 25 ottobre del 1992 a soli 57 anni, ma il suo lascito ha ispirato generazioni di ingegneri strutturali sia in Europa che nel resto del mondo. Il suo libro postumo è intitolato An Engineer Imagines: titolo che riassume il suo concetto di ingegneria. Da questo libro, insieme ad altri suoi scritti e ad episodi della sua breve ma intensa vita, è stato recentemente tratto un film.

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